Giorgiomaria Cornelio su MANDEL’ŚTAM

Sono a Valle Cascia, il giorno dopo aver visto MANDEL’ŠTAM di Roberto Paci Dalò che abbiamo deciso di ospitare qui a Valle Cascia proprio perchè non era solo una messa in prova di un congegno poetico, di un dispositivo che mi incuriosiva enormemente data la vicinanza con tutta la vicenda poetica tanto di Osip Mandel’štam quanto di Roberto Paci Dalò, ma anche perchè – ne avevamo parlato in tanti incontri – questo lavoro esplora, feconda delle ossessioni che sono ‘magnifiche’, usando in prestito le parole di Enrico Ghezzi, magnifiche ossessioni di immagini, magnifiche ossessioni di pietre, cristalli, di versi danteschi che si mischiano con memorie storiche. La musica in questo caso è soltanto una delle concertazioni perchè era da tempo che sognavo di vedere Paci Dalò di nuovo piombato nella recitazione teatrale e lo fa, anche qui, con uno strumento ulteriore di questa grande epopea che è l’epopea poetica e tragica di Mandel’štam, ma è anche il senso di una poesia che attraversa il secolo, lo scavalca e fa in modo di dirci, ancora e ancora, nella grande lavagna d’ardesia del mondo, nella grande lavagna d’ardesia dell’universo: “c’è da continuare a scrivere, a tracciare un segno poetico che scricchioli.

Giorgiomaria Cornelio, 2025