2025
SITUS INVERSUS è un’eggégora, un organismo temporaneo e visionario che si forma sull’orlo del visibile, nell’interstizio tra ciò che si può abitare e ciò che è destinato alla diserzione. Si svolge sul demanio, su quel tratto liminale di territorio che non appartiene — né alla terra né al mare, né al corpo né al concetto di proprietà — e per questo diventa il terreno perfetto per l’innesco di una convocazione anomala.
In anatomia, il situs inversus è una condizione in cui gli organi del corpo sono disposti come in uno specchio: il cuore batte a destra, il fegato si trova a sinistra. Questa anomalia naturale diventa qui metafora poetica e politica. Abitare significa allora disporre diversamente gli organi della percezione, invertire le coordinate, spostare il cuore altrove.
Nel contesto di Demanio Marittimo.KM-278, SITUS INVERSUS si manifesta come adunanza percettiva, una caccia sottile che mette in crisi l’orientamento, l’identità, la destinazione d’uso del suolo, del corpo, del tempo.
Chi vi partecipa non aderisce a un’idea, ma si lascia attraversare da un attrito. Le eggégore non formano comunità, ma costellazioni momentanee: aperture nella soglia, interruzioni dello scorrere lineare, fessure che affiorano per eccedenza o per mancanza. In SITUS INVERSUS, ilm concetto di disabitare non è fuga, ma gesto attivo di ridislocazione: una presa di parola nella sabbia, una rotazione simbolica della geografia affettiva e percettiva.
La spiaggia del demanio diventa così laboratorio di inversi: non luogo espositivo, ma luogo esposto. Non palco, ma appoggio instabile per una moltiplicazione di sguardi, di voci, di presenze che eccedono il perimetro della rappresentazione.
Le eggégora sono un congegno di studio performativo a cura di Giorgiomaria Cornelio e Giulia Pigliapoco per indagare i rapporti tra performace, teatro, musica, arte visiva, letteratura, danza, territorio e memoria storica, con lo scopo di produrre un ciclo di lavori che mirano alla riattivazione di spazi pubblici e urbani. Sono adunanze performative, prototipi di convocazione a luoghi invisti, non di rado per eccessiva esposizione. Sono cacce percettive che innescano nuovi attraversamenti. Chi partecipa alla loro formazione non ha comunanza di identità . Le eggregore funzionano per incroci e attriti: «una peripezia di cicli, di parabole, di invenzioni, di aperture, di inclinazioni». (Emilio Villa)