2015
Fronti, film e concerto, creato a partire da rare immagini girate sulla linea del fronte alpino orientale durante il primo conflitto bellico e rimontate dall’autore creando così un nuovo film, è un’opera che mette in scena il sentimento d’attesa connaturato alla guerra di trincea. Dopo Il grande bianco, trascendenza della Grande Guerra e dopo Guerra nostra, Fronti è il terzo capitolo della Trilogia della Grande Guerra di Roberto Paci Dalò.
Fronti è realizzato sulla base degli stessi materiali utilizzati da Roberto Paci Dalò per la creazione di Guerra Nostra.
I materiali filmici impiegati, conservati presso gli Archivi di Home Movies – Archivio Nazionale del Film d Famiglia, costituiscono un’importante testimonianza storica della Prima guerra mondiale. Eppure Fronti non si sofferma sull’aspetto documentaristico del conflitto, ma rivela l’attesa, la stasi e il silenzio metafisico della guerra di trincea.
La partitura originale, per clarinetti, coro alpino e live electronics, fa da contrappunto sonoro alle immagini in bianco e nero del film.
L’11 dicembre 2015, data del riconoscimento del Premio Napoli a Roberto Paci Dalò, è uscito 1915 The Armenian Files il progetto discografico dell’artista a commemorazione del Genocidio armeno e pubblicato da Marsèll records. Il Premio Napoli per la lingua e la cultura italiana è tra i più prestigiosi riconoscimenti italiani nell’ambito della creazione contemporanea e viene assegnato dal 1954 ed è stato assegnato nel 2015 a Roberto Paci Dalò, Paolo Poli, Bianca Pitzorno e Serena Vitale.
In occasione della cerimonia di premiazione, l’artista ha presentato all’Auditorium della Rai di Napoli Fronti in prima assoluta.
Questa la motivazione della giuria: « Compositore, regista teatrale, artista visivo e sonoro, Roberto Paci Dalò è una delle figure più versatili del panorama italiano, e sicuramente uno dei nostri artisti più noti all’estero. Pioniere del teatro di ricerca sin dai primi anni Ottanta con la compagnia “Giardini Pensili”, musicista e compositore apprezzato da personalità del calibro di John Cage e Alvin Curran, artista visivo e sonoro in grado d’imporsi nella scena europea quanto in quella americana, e recentemente persino in quella cinese, Paci Dalò ha sicuramente contribuito non poco a dare della cultura italiana, di solito malinconicamente ristretta nei propri confini, un’immagine dinamica e all’altezza degli attuali processi d’innovazione.»