Il cartografo

1999
Il cartografo
è un’ esecuzione scenica, spettacolo-catalogo di Roberto Paci Dalò a partire dalla scrittura di Predrag Matvejevic’. In un teatro che si pone come punto di incontro tra mondo visto e mondo raffigurato, in scena si esegue una riflessione sulla cartografia e sulla rappresentazione del mondo. Le metodologie, le storie e i luoghi rivivono attraverso la drammaturgia dei media: live video mixing, diffusione sonora multicanale.

“Dei cartografi poco si sa, come anche dei viaggiatori. Rappresentano il mare e la terraferma, osservano il mondo da un lato e dall’altro, non è un lavoro qualsiasi. Quelli che vi si dedicano non sono uomini come gli altri.”
– Predrag Matvejevic’
Il cartografo porta in scena immagini, suoni e narrazioni raccolte e riproposte nelle lingue originali del nord dell’Adriatico: voci di amici e sconosciuti registrate nel corso di viaggi nei territori della costa e dell’interno, frammenti dal caleidoscopio di lingue e dialetti dei piccoli centri e di città storicamenti importanti quali Venezia e Trieste. La geografia sonora e umana crea allora la foresta acustica che fa da piattaforma allo spettacolo e qui, intrecciata a queste voci, compare la voce fuori campo di Predrag Matvejevic’ che legge alcuni frammenti dalla sua opera Breviario mediterraneo, nel cui spirito la raccolta di voci è stata fatta.

In scena

In scena, la voce e la presenza di Isabella Bordoni – autrice anche del testo lirico che fa da filo conduttore allo spettacolo – e Alessandro Culiani al violoncello. Gli interpreti siedono attorno a un tavolo che si modifica nel corso dello spettacolo e che funge da appoggio, quadro per proiezioni, tenda-capanna-rifiugio. L’evocazione è quella di una classica raffigurazione seicentesca dove compaiono gli elementi della professione e del viaggio, strumenti di orientamento e misura, lettere. La musica si muove tra modernità e arcaicità: le voci sole si alternano ai cori, e il violoncello dal vivo gioca con il suono e la prassi esecutiva della viola da gamba. La voce fuori campo di Predrag Matvejevic’ disegno lo spazio acustico dell’opera.

Il cartografo

Il cartografo

Il cartografo

Il cartografo

Cartografia

Il teatro – in generale – si pone come punto di incontro tra mondo visto e mondo raffigurato: IL CARTOGRAFO è una riflessione sulla cartografia e sulla rappresentazione del mondo, in cui metodologie, storie e luoghi diversi rivivono attraverso tecnologie digitali.
IL CARTOGRAFO è un cuore pulsante di immagini, suoni e narrazioni raccolti e riproposti nelle lingue originali legate al nord dell’Adriatico; voci di amici e sconosciuti registrate nel corso di viaggi nei territori della costa e dell’interno, compongono una geografia sonora ed umana. Una missione “acustico-visiva” a raccogliere frammenti dal caleodoscopio di lingue e dialetti dei piccoli centri come di città storicamente importanti quali Venezia e Trieste. Una mappa che crea, attraverso queste voci, la foresta acustica che fa da piattaforma allo spettacolo.

Intrecciate a queste voci appare la voce fuori campo di Predrag Matvejevic’ che legge alcuni frammenti dalla sua opera “Mediterraneo”. Un lavoro fortemente enciclopedico, catalogativo che crea un tessuto mitico a partire da frammenti e dettagli, piccole cose della quotidianità come ad esempio i nomi delle cose, degli utensili, degli attrezzi. È in questo spirito che la raccolta di voci è stata fatta.
Dal vivo la voce e la presenza di Isabella Bordoni, autrice anche del testo lirico che fa da filo conduttore allo spettacolo. Un testo di viaggio e attraversamenti.

Horon horonta

In scena un tavolo attorno al quale siedono gli interpreti. Come ad evocare una classica raffigurazione seicentesca ove compaiono tutti gli elementi della professione e del viaggio. Il tavolo funge da appoggio, quadro per proiezioni, tenda-capanna-rifugio e si modifica nel corso dello spettacolo.
L’azione si concentra tutta qui, in questo luogo che evocando mappe è mappa a sua volta. Che guarda e si guarda allo stesso tempo: “Horon horonta” ‘vedendolo nell’atto di vedermi’ (Dioniso).
Il fulcro della tecnologia scenica è affidata alle possibilità digitali che permettono sia di manipolare le immagini video utilizzate in videoproiezione, sia di gestire i suoni e le voci che si muovono incessantemente attorno al pubblico attraverso un sistema di diffusione sonora multicanale controllata – in diretta – via computer.
La musica si muove tra modernità e arcaicità. Voci sole e cori si muovono nello spazio. Il violoncello – dal vivo – gioca con il suono e la prassi esecutiva della viola da gamba. Il suono è pensato per dare spazio e tempo alla parola elencatrice, alla storia evocata.
L’utilizzo delle tecnologie video gioca con la tecnologia della ‘camera oscura’ seicentesca. Dal diario di un cartografo dell’epoca: “ti porterò in casa notizie piacevoli; non diversamente in una camera buia l’azione del sole attraverso un vetro fa vedere tutto ciò che accade all’esterno (benché rovesciato)”. E ancora: “Ho in casa mia l’altro strumento di Drebbel, che produce meravigliosi effetti di immagini riflesse in una camera buia. Non mi è possibile descriverne la bellezza a parole: ogni pittura è morta in confronto, perché qui è la vita stessa, o qualcosa di ancora più mobile, se soltanto non mancassero le parole. La figura, il contorno e i movimenti vi si fondono con naturalezza, in un modo assolutamente piacevole”
E così che la camera oscura viene, ne IL CARTOGRAFO, “ricreata” attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali. Un ponte tra il XVII secolo e i nostri giorni. E “Descriptio” è uno dei termini più usati per designare l’attività cartografica: i cartografi e i loro editori erano chiamati infatti “descrittori del mondo”.

Lettere

Tutto diventa una avventura nel mondo della percezione, dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande. Dove l’ottica modifica la visione e l’acustica è anche mobile grazie allo spostamento del suono nello spazio. Ma il tavolo porta anche un altro oggetto popolarissimo nelle raffigurazioni dell’arte seicentesca: le lettere.
Nella pittura dell’epoca la lettera è sì al centro dell’attenzione, ma noi non ne vediamo il contenuto, né riusciamo a indovinarlo dai gesti dei personaggi. Per quanto il nostro sguardo possa essere attento, il contenuto della lettera rimane inaccessibile, confinato nella privacy dell’autore o del destinatario. Nello spettacolo è proprio lo svelarsi del contenuto di alcune lettere immaginarie che ci porta all’interno “del dipinto”, a visitare – noi divenuti cartografi dello spazio e del tempo – luoghi altrimenti inaccessibili.

Recensioni

… un complesso apparato acustico fa apparire in vari angoli della sala voci anonime che descrivono luoghi quotidiani. Fra queste evocazioni appare anche la voce di un moderno studioso di popoli e territori, Predrag Matvejevic’, che traccia attraverso brani del suo libro Mediterraneo altre geografie, definite attraverso oggetti, parole, nomi, consuetudini e riallacciandosi all’idea di un territorio fuori dalla stretta limitazione di un confine politico, quindi negando e affermando contemporaneamente l’idea di un possibile disegno definitivo del mondo …
Antonio Audino, Il Sole 24 Ore
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… per arrivare a una riflessione fatta di suoni, voci e immagini, sulla rappresentazione, cartografica, e sulla percezione del mondo. Partendo dall’Alto Adriatico, di cui risuonavano in un’elaboratissima “drammaturgia dal vivo” … il Cartografo proponeva una serie di stimoli multimediali assai fascinosi …
Mario Brandolin, Il Messaggero Veneto

… della ottima compagnia di Rimini Giardini Pensili … la prima tappa della “drammaturgia di viaggio” … una riflessione sulla cartografia e sulla rappresentazione del mondo, un lavoro enciclopedico situato al punto di incontro tra mondo visto e mondo raffigurato …
L’Unità

… in un output di percezioni sospese volontariamente al limite della significatività per dare al tema mediterraneo l’iridescenza e la leggerezza delle proposte di Giardini Pensili: un vero “teatro d’ascolto”
Roberto Canziani, Il Piccolo

… E si sofferma, in Il Cartografo, nella precisione maniacale di una metafisica partita a scacchi, in una rappresentazione del mondo, che mescola il grande e il piccolo. Una geografia della memoria intessuta di voci note, di compagni di strada, di teatranti, mesclate a quelle del quotidiano. Un esempio di come la microstoria si possa mescolare alla Storia con la maiuscola. Un racconto dell’Adriatico … a fare da guida la voce dello stesso Matvejevic’…
Maria Grazia Gregori, L’Unità

… sottolinea con le vibrazioni del suo violoncello le malie ipnotiche delle parole…
Elena Pousché, Il Gazzettino del Friuli Venezia Giulia

…Il Cartografo è di Roberto Paci Dalò e si avvale dei testi di Matvejevic’ e di Isabella Bordoni, che è anche la brava inteprete, oltre che di un affascinante apparato di immagini e voci registrate…
Luca Doninelli, L’Avvenire

Credits

Il cartografo
di Roberto Paci Dalò

regia, musica, design
Roberto Paci Dalò

testi
Isabella Bordoni
Predrag Matvejevic’

con
Isabella Bordoni
Alessandro Culiani

e la voce di
Predrag Matvejevic’

scena
Isabella Bordoni
Roberto Paci Dalò

collaborazione
Keiko Shiraishi

filmati e regia video
Isabella Bordoni

disegno luci
Nevio Cavina

software interattivi
Tom Demeyer
STEIM Amsterdam

programmazione e live computer
Denis Roio

regia del suono
Antonio Patanè
Roberto Paci Dalò

direzione tecnica
Nevio Cavina

amministrazione
Floriana Paci

produzione
Giardini Pensili
Mittelfest 99

prima assoluta
Mittelfest, Cividale del Friuli
18 luglio 1999

si ringrazia per la collaborazione
Ars Electronica Center Linz